Appunti di vita: Intervista ad Ermanno Olmi

Ci sono occasioni nella vita irripetibili. Ci sono personaggi che pullulano di sapere e inebriano ciò che li circonda. Un’intervista ad Ermanno Olmi che fa vibrare le corde dell’anima. Il cui messaggio è un chiaro elogio all’arte di vivere. Un’iridescenza che s’innalza in un’epoca in cui gli stimoli sterili rischiano di velare le menti, relegando in un angolo remoto l’arte del pensare. Un inno alla parola amore. Grazie maestro.
L’importanza delle parole. Dare il giusto peso alle parole è un’assunzione di responsabilità, una pratica cui la nostra cultura non è più abituata. Che cos’è per lei la parola?
Sappiamo bene che la parola è facoltà esclusiva dell’uomo, e con uomo s’intende donna, s’intende l’umanità. Una facoltà esclusiva degli esseri umani. Per questo motivo, ogni volta che pronunciamo delle parole, siamo responsabili di quello che andiamo dicendo, in quanto, quello che si va dicendo è la composizione di molte parole. Le parole hanno molte “sorelle” che sono i sinonimi e i contrari e quindi, anche questo, fa parte di quella responsabilità che ci assumiamo nel comporre un discorso, scegliendo quei termini, vocaboli, sostantivi e quant’altro, più adatti a rendere comprensibile la nostra comprensione. Poiché la comunicazione ha molte destinazioni (informative, scientifiche e specialistiche), a seconda degli ambiti del pensiero, le parole diventano esclusività della poesia, quando l’accesso al mistero esclude tutte le altre forme. Solo la poesia può tentare di accedere al mistero.
L’ombra delle idee fa paura?
Oggi, nel tumultuoso roteare delle parole che si sovrappongono trasformando i pensieri in rumore, la parola è diventata l’ombra di sé stessa.
Cosa vede da dietro la macchina da presa?
La macchina da presa si frappone fra me e la realtà, mostrandomi un dato parziale dell’esistente limitato all’interno dell’inquadratura. Attraverso l’inquadratura cerchiamo dentro il dettaglio, e proprio dentro il frammento del nostro sguardo, cerchiamo nel particolare, il senso del tutto.
Cos’è per lei il cinema?
Il cinema è una delle forme della comunicazione: forma composita di immagini, suoni e parole.
Premesso che non si finisce mai di imparare, che cosa ha imparato finora da questo mestiere?
Ogni attività umana, generica o specifica, ci restituisce come compenso, significati nuovi per la nostra conoscenza. Se percorro una strada, un sentiero, o qualsiasi altro cammino, imparo qualcosa, e ogni volta che ripercorrerò quella strada, quel sentiero, o qualsiasi altro cammino, sarà occasione di rinnovare ogni volta la mia scoperta.
Che cos’ha in comune con i film che ha girato?
Ogni film è una parte di me stesso.
Quanto influisce la lingua in un film?
La parola è ciò che altre forme di comunicazione non consentono di dire.
Pasolini diceva: “Quando io concepisco un’immagine, scelgo un’inquadratura, sto lì mezz’ora a tormentare l’operatore di macchina, mi raccomando, tenga l’immagine a quel punto là, la metta a posto, così. Poi mi vedo un sottotitolo che me la copre tutta. È una cosa orribile, insopportabile, non li sopporto i sottotitoli, io. Tra i due mali preferisco dire: va bè, questo doppiaggio non corrisponde alla realtà … mi rendo conto di questo e supero. Invece il sottotitolo deturpa l’immagine, non c’è niente da fare, cambia il senso dell’immagine”.
In questa dichiarazione di Pasolini, che è pienamente condivisibile, aggiungerei (non correggerei!) che la sua preoccupazione di intaccare la verità dell’immagine con l’artificio del doppiaggio, è da assolvere in quanto fa parte comunque dell’artificio del cinema.
Qual è la soddisfazione maggiore di Ipotesi Cinema?
Ipotesi Cinema che oramai compie trent’anni, non ha mai voluto essere una scuola di cinema nel senso convenzionale, dove si insegnano nozioni e tecniche di linguaggio, bensì è ed è stato per tutti questi anni, un lungo confronto fra persone, senza maestri e discepoli, ma compagni di ventura, in un cinema di libera, onesta, immaginazione. E l’immaginazione per dare al vivere un sogno di compiutezza del nostro esistere.
Ha sentito che a Francis Ford Coppola piacerebbe aprire in Basilicata una scuola di cinema permanente?
Sì.
Ilenia Litturi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *